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La canapa e i suoi pregiudizi.

“Ammetto che nel momento in cui ho deciso di intraprendere questa strada, credevo che alcuni pregiudizi fossero ormai superati, invece…”

Inizia così il commento di F.I., un imprenditore che dopo anni nel settore informatico, decide di voltare pagina e investire nel settore della canapa.

” mia sorella, un giorno mi dice: perché non entri in questo settore?, io così mi informo e studio, capisco che il settore è aperto alla crescita, così decido di entrare in questo business.”

Continua così il suo racconto:

L’italia al pari di altre nazioni, con una legge frettolosa, decide che è il momento di lasciarsi alle spalle un passato proibizionista e riapre le porte al mercato della canapa, dando il via libera alla coltivazione, trasformazione e commercio dei prodotti di canapa. Fin qui tutto bene, se non ché le cose vengono fatte solo in parte bene, infatti la legge liberalizza solo 75 specie, che producono una quantità esigua di THC, la sostanza psicotropa che ha fatto indicare questa pianta per decenni come “la pianta del diavolo”, e fin qui tutto bene, se non fosse che queste piante, una minima parte di THC comunque la producono.

Allora come ovviare a questo problema?

I legislatori decidono di mettere un limite al THC che le piante devono produrre, peccato che le piante non siano state avvisate, così cosa fanno? A seconda delle condizioni climatiche, decidono di produrre più THC del dovuto, così il limite di 0,2% viene a volte superato, allora per legge le autorità devono distruggere le coltivazioni…

Oops, piccolo incidente, che rischia di mettere in ginocchio il settore, così assieme alle associazioni di settore, i legislatori decidono di alzare a 0,6% il limite di THC, così da avere un seppur minimo margine di non dover distruggere migliaia di ettari di coltivazione di canapa Industriale e alimentare, peccato che ampliano questo limite solo per i coltivatori, non per il resto della filiera.

Questo limite limitato, cosa comporta?

Chi coltiva la canapa è tranquillo, la può raccogliere e venderne i derivati. Ma chi decide di vendere questi prodotti, rischia una denuncia penale perché comunque i limiti sono ampliati solo in campo, non certo per la distribuzione… vi rendete conto?

Ok, lasciamo per un momento questo aspetto del dilemma e spostiamoci su altri aspetti del settore. Le associazioni appena uscita la legge, si rendono conto subito che il legislatore si è dimenticato di inserire nella sua legge, il fiore di canapa, considerandolo come tutte le altre parti della pianta, e che effettivamente così è.

Ma questa naturale non differenziazione, ha portato in Italia la nascita di un nuovo mercato, che in poco più di un anno è arrivato a valere molti milioni di euro. Perché questo? Semplice, perché il fiore di canapa è la parte della pianta che si fuma! Cosi in poco più di un anno è nato un intero nuovo settore che si occupa della trasformazione e la distribuzione dei fiori di canapa, ma non come prodotto da fumo, no…., ma come prodotto tecnico, semplicemente qualcuno lo inscatola e qualcuno lo compra, sol perché è fiore di canapa.

Bene, milioni di appassionati, collezionisti e stregoni vari, vendono ed acquistano fiori di “canapa legale”.

Cavoli… ora il legislatore si rende conto di aver tralasciato un’importante pezzo, e con la legge fatta così, si perde milioni di euro che potrebbe fare con regime di monopolio, ma ormai è tardi… La legge è fatta e finché non troviamo un governo che decida di cambiarla ce la teniamo.

Peccato che la legge mettendo un limite di THC per definire la legalità, si dimentica anche di vietare espressamente qualunque altro tipo di pianta, così il limite di THC apre le frontiere a chi da anni produce all’estero prodotti a basso contenuto di THC, così nascono aziende che importano canapa con contenuti di THC entro i limiti di legge e che la distribuiscono.

Il 2018 sarà l’anno della canapa, centinaia di negozi nasceranno in tutte le città per la distribuzione di questa pianta miracolosa! Mhhh… Forse mi sono perso qualcosa… Ma non era la pianta del diavolo? Certo che si. Ed infatti dopo poco più di un anno di lavoro da parte di molte persone, il ministero della salute risponde ad una richiesta delle dogane, dicendo che tutte le specie al di fuori delle 75 elencate nella legge sono da considerarsi “erba del diavolo”, anche se hanno THC nella norma.

Ma perché???

Poi ci si mette anche la GDF che denuncia per spaccio un commerciante che vende un prodotto con THC dello 0,52%.

Sono stato alla fiera della canapa a Roma (Canapamundi), dove erano moltissime le aziende che vendevano fiori di canapa provenienti dalla Svizzera, ed ora cosa faranno queste aziende? Dovranno rispedire il loro prodotto ai fornitori e decidere se trattare le 75 specie solamente o chiudere.

Bene, così si fa!

Ma vediamo di schiarirci un po’ le idee su altri punti.

La Svizzera, che è avanti anni luce ha un limite di THC dell’1%, e la canapa è fra quelle piante che si può fumare, quindi prodotto da fumo, Si fanno anche le sigarette alla canapa ecc… Ora noi siamo Italiani e non ci facciamo certo dare lezione dagli Svizzeri, vi sembra??? Certo, cosa vuoi che ne sappiano loro di cannabis, che noi già da un anno “siamo i migliori al mondo”… ma per cortesia…

Quindi i nostri bravi legislatori, cosa fanno? Gattini ciechi, ecco cosa fanno.

Così una legge frettolosa, nel giro di un anno, porta in Italia investitori fa crescere un settore in stallo da decenni, ma poi per favorire alcuni demolisce tutto ciò che può essere considerato progresso.

Così chi si ritrova a voler investire in questo settore, deve fare i conti con l’immatura credenza della superiorità dei nostri concittadini più illuminati, che alla fine si lasciano stordire dal potere del Dio denaro, invece che dell’illuminata ragione.

Allora le leggi vengono fatte appositamente per i coltivatori, che non sanno più come fare per sopravvivere, ma poi vanno a ripercuotersi con gli squali degli speculatori, che sfruttano a proprio vantaggio i cavilli, e nel momento in cui anche loro si rendono conto dei limiti, allora pensano bene di far pagare tutto ai più piccoli.

Così, il limite di THC viene fissato allo 0,6%, ma solo per chi la coltiva, non per chi la vende, e perché non all’1% così da allinearsi al mercato Svizzero? Per agevolare i nostri coltivatori.

Bene ma poi per tutti quei prodotti di qualità che arrivano dall’estero con THC inferiore allo 0,6% e che fanno sembrare le 75 specie in tabella delle erbacce puzzolenti? Blocchiamo tutto, il limite per la vendita è lo 0,2%.

Accidenti, ora però c’è il rischio che decine di aziende chiudano, che centinaia di persone vengano denunciate per spaccio, che un intero settore collassi prima ancora di nascere.

E la speranza e l’entusiasmo?

Quelli non smettono mai, perché anche se gli uomini continuano a non capire come fare, la natura continua a fare il suo corso e le piante continuano a crescere sempre e comunque. E pensare che una pianta possa considerarsi illegale, è come pensare di poter essere al di sopra delle leggi della natura e poterla assoggettare a delle leggi umane, ma l’illusione è solo umana, perché la natura è più forte di noi e comunque noi la pensiamo lei continuerà il suo corso.

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One thought on “Quando i pregiudizi sono duri a morire”

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